Ndrezzata

Ndrezzata
La ‘ntrezzata si riferisce a una danza popolare armata napoletana[1] mentre la ‘ndrezzata (che nel dialettoischitano vuol dire intrecciata) è un cantorituale, recitato nel corso di una danza con spade e bastoni (detti mazzarielli) il giorno di pasquetta, in occasione della festa patronale di San Giovanni della IB S.A. presso Buonopane, oppure in altre occasioni speciali; Buonopane è una frazione del comune di Barano d’Ischia, sull’isola d’Ischia.
Le originiNumerosi elementi presenti nel testo portano a configurare la ‘ndrezzata come un poemetto epicopopolare nato nel Medioevo[2] che racchiude al suo interno un peana, un’elegia di tipo guerresco (lo sferrare colpi con spade e “mazzarielli”) ed amoroso (la vicenda dei tre fratelli valenti marinari). Ma le origini del canto appaiono ben più remote, strettamente connesse al retaggio mitico della culturagreca che si era andata diffondendo a Ischia grazie ai primi coloni dell’Eubea che avevano fondato Pithecusa.
Il mito
Racconta Euripide che Zeus trovò un giorno Demetra furibonda e disperata perché Ade, dio dell’Averno, le aveva rapito la figlia Persefone. Mosso da pietà verso la povera madre, il capo degli dei le inviò le Muse e Afrodite per placarne l’animo, allietandola con musica e danze.
«Fu allora che Cipride la bella delle belle tra gli esseri beati fece la prima volta col suo fiato risuonare la voce sotterranea del bronzo e le tese membrane dei timpani percosse con le dita…»
(Euripide)
La cultura della danza si diffuse ben presto in tutta l’isola, trovando terreno fecondo presso la sorgente di Nitrodi a Buonopane, vicino Barano, zona agricola sul versante sud-orientale di Ischia e divenendo un elemento talmente caratterizzante del folklore locale da far scrivere al calabreseGiulio Iasolino nel Cinquecento:
«In questo Casale che dopo Forio è il maggiore degli altri, le persone grandemente del ballare si dilettano: il che ancora è comune a gli altri luoghi.»
(Giulio Iasolino, Rimedi naturali d’Ischia)
Tradizione vuole che la danza fosse praticata dalle Ninfe al ritmo di spade di legno battute dai Satiri su rudimentali manganelli che accompagnavano la melodia prodotta dalla cetra d’oro di Apollo. Apollo, pizzicando la cetra, si innamorò della ninfa Coronide e dall’unione dei due nacque Esculapio. Appagato dall’amore con la ninfa, il dio concesse alla sorgente Nitrodi, lì dove si svolgevano le danze, la proprietà di offrire bellezza e guarigione.
Ma ben presto Coronide s’innamorò del fauno Ischi e Apollo, accecato dalla gelosia, la gettò in mare. Esculapio decise allora di vendicarsi sciogliendo nella fonte un intruglio di erbe esotiche che rendeva litigioso e geloso chiunque si abbeverasse alla sorgente.
Prima di far ritorno nel loro mondo, le Ninfe per perpetuare la loro danza vollero infondere in dono agli abitanti del luogo il ritmo della ‘ndrezzata. Gli abitanti di Barano e Buonopane, abbeveratisi alla sorgente contaminata da Esculapio, vissero in continuo litigio fino a quando, nel 1540, una fanciulla perse una cintura di corallo donatale dal fidanzato, un pescatore di Barano. La cintura fu rinvenuta da un giovane di Buonopane, che si rifiutava di riconsegnarla alla proprietaria. All’ennesima guerra che ne scaturì e che raggiunse il culmine sul ponte di Buonopane, le due fazioni decisero di siglare la pace ai piedi della statua raffigurante la Madonna della Porta. Il lunedì dell’angelo le due parti riunitesi bruciarono la cintura motivo di discordia davanti alla chiesa di San Giovanni e i buonopanesi festeggiarono ballando una ‘ndrezzata.
Da allora, per celebrare la fine delle ostilità, la danza viene ballata ogni anno il giorno di pasquetta e durante i festeggiamenti di San Giovanni, il 24 giugno.
Il ritoIl rito della ‘ndrezzata si articola in tre tempi: sfilata, predica e danza. Ciascuno dei 18 danzatori tramanda ai propri discendenti i segreti della danza e il privilegio di parteciparvi.
Durante la sfilata metà dei danzatori entra in scena con un giubbetto di colore rosso, che rappresenta gli uomini, mentre l’altra metà indossa un corpetto verde che simboleggia le donne. Alla testa del gruppo sfila il caporale, al suono di due clarini e due tammorre, un tempo flauti e fischietti[3].
Al termine della sfilata i gruppi di danzatori formano due cerchi concentrici, impugnando, proprio come i fauni della leggenda, un mazzariello nella mano destra e una spada di legno in quella sinistra. Agli ordini del caporale e al ritmo dei suonatori parte la danza, che ricalca le mosse di base della scherma: saluto, stoccate, parate e schivate. All’interno della danza due sono le figure fondamentali: la formazione della rosa con l’intreccio delle mazzarielle a mani alzate e l’elevazione[4] su di essa del caporale, che in antico dialettoischitano recita la parte narrata (predica): le strofe sono dedicate all’amore, alla paura dei saraceni, alle fughe sul Monte Epomeo, alla difficoltà del lavoro nei campi e alla A vattut’ e ll’astreche, cioè alla costruzione del tetto bombato in pomice e calce delle abitazioni di Ischia e Procida.

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