Parole modi di dire

Essere come l’orcio dei poveri: Significa essere una persona scurrile, oscena. L’origine della locuzione risale al fatto che, un tempo, i liquidi alimentari, specialmente l’olio, venivano conservati in grandi recipienti di terracotta di varie forme e con la bocca ristretta, chiamati appunto “orci”. I poveri, a causa delle loro condizioni disagiate, dovevano accontentarsi di contenitori malridotti, spesso sudici. Da qui deriva l’uso figurato odierno.,

Parole modi di dire

Ottenere la palma: Nel linguaggio comune l’espressione è usata per indicare la conquista di un successo, contrassegnata da un riconoscimento, come ad esempio un premio, un compenso, un onore, ecc.
L’origine del modo di dire è antica, la palma è da sempre simbolo di vittoria, immortalità, rinascita. La Domenica delle Palme viene distribuito il ramo d’olivo come messaggio di pace, per ricordare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, quindi rievocazione di martirio e resurrezione. Molto spesso, si ritrova l’immagine della palma raffigurata nelle catacombe cristiane, incisa sui marmi o negli affreschi, molti martiri sono ritratti con una foglia di palma in mano per indicare la loro vittoria spirituale morendo per la fede.,

Parole modi di dire

Prendere per oro colato: Questa espressione è utilizzata, in senso figurato e con una certa frequenza, per indicare l’accettazione di un certo pensiero, discorso, ragionamento, come verità assoluta, considerandolo autentico senza controllarne la veridicità, con la massima ingenuità.
Il riferimento del modo di dire è legato all’immagine dell’oro puro in seguito al processo della “coppellazione”, che consiste nel colare l’oro in una piccola coppa, dopo averne eliminate tutte le impurità.,

Parole modi di dire

Macelleria messicana: Nell’uso figurato, si dice di un evento di violenza estrema, privo di reali motivazioni e totalmente ingiustificabile. Il modo di dire risale all’espressione utilizzata da alcuni giornalisti italiani quando pubblicarono degli articoli descrivendo la “Rivoluzione Messicana(iniziata nel 1910) come una “bassa macelleria”, un massacro, una violenza gratuita contro indifesi.
Il tragico evento storico ispirò anche gli Stati Uniti d’America con il modo di dire “Mexican standoff” che in italiano si può tradurre con “Stallo alla messicana”.,

PAROLE E MODI DI DIRE

Quarto d’ora accademico: Nel linguaggio comune e in senso figurato, l’espressione è rivolta, in modo sarcastico, a chi è costantemente e regolarmente in ritardo. Il “quarto d’ora accademico” è un’usanza praticata, fin dal passato, nelle università, che consiste nell’iniziare la lezione con un quarto d’ora di ritardo, per consentire gli spostamenti da un’aula a un’altra e l’arrivo di eventuali ritardatari, professori o studenti.
A quanto pare, l’origine non è italiana, si tratta di una tradizione di origine tedesca. Oggi, questa pratica è meno diffusa nelle università, dove si cerca di iniziare le lezioni puntualmente, ma è in uso in diverse circostanze.,

PAROLE E MODI DI DIRE

Nuovo di trinca: La locuzione “nuovo di trinca” è sinonimo di nuovissimo, appena fatto, nuovo di zecca.
L’origine è antica, trinca è un termine marinaro, deriva dallo spagnolo trinca o trinica che vuol dire “unione di tre”, “legatura triplice”, indica una triplice legatura molto resistente che impone l’utilizzo di funi in perfetto stato, quindi quasi nuovissime.,

PAROLE E MODI DI DIRE

A lume di naso: Deriva dall’espressione latina “lumine nasus”, è utilizzata per indicare un atto di intuizione, un’azione suggerita dall’istinto, senza disporre di dati certi. E’ sinonimo di approssimativamente, a grandi linee, sommariamente, all’incirca.
L’espressione utilizza due sensi normalmente distinti, la vista (lume) e l’olfatto (naso), per indicare una percezione immediata.,

Parole e modi di dire

Dolenti note: La locuzione “dolenti note” si usa generalmente in senso scherzoso, indica la parte più spiacevole di un fatto, i particolari più sgradevoli di una circostanza o di un discorso.
L’espressione deriva da un celebre verso di Dante, e precisamente dell’Inferno (V, 25) della Divina Commedia, che dice: “Or incomincian le dolenti note a farmisi sentire”, facendo riferimento alle voci di dolore delle anime dannate., disattivato

Parole e modi di dire

Muro del pianto: La locuzione “muro del pianto”, usata in senso figurato, indica uno stato di sofferenza, una condizione sfortunata, infelice, che interessa più soggetti che mostrano la propria tristezza. Un esempio d’uso: “Evitiamo le storie personali, altrimenti qui diventa un muro del pianto”.
L’espressione, di origine antica, fa riferimento al “Muro Occidentale”, conosciuto anche come “Muro del Pianto”, che si trova nel cuore della città vecchia di Gerusalemme. E’ l’unica parte superstite dell’antico Tempio di Gerusalemme, fatto costruire dal re Salomone, e distrutto una prima volta dal re babilonese Nabucodonosor, ricostruito poi da Erode il Grande, e nuovamente distrutto dai soldati romani nel 70 d. C.
Secondo le credenze ebraiche, si tratterebbe del muro che sorreggeva il Tempio. E’ considerato il luogo più santo per la religione ebraica. Infatti, ancora oggi, gli Ebrei si recano per pregare e piangere la sua distruzione.,

Parole e modi di dire

Avere le mani in pasta: L’espressione “avere le mani in pasta” è molto diffusa e significa essere immischiati, coinvolti, in una situazione, in un progetto, finanziariamente o più genericamente per interessi personali. Molto spesso è usata per esprimere un concetto negativo, nel senso di coinvolgimento in affari “sporchi”, in situazioni poco oneste.
La sua origine nasce dall’immagine di più persone che lavorano la farina con l’acqua, composto appiccicoso, per la produzione della pasta. Nei tempi antichi, non esistendo ancora le attrezzature meccaniche, si utilizzava la forza di più persone.,

Parole modi di dire

Essere la Madonna Pellegrina: In senso figurato quest’espressione si usa per indicare una persona che fa continui spostamenti, può riferirsi a chi cambia spesso luogo di abitazione, oppure a chi viaggia molto.
L’origine della locuzione nasce dalla cosiddetta “Madonna Pellegrina”, ossia dell’usanza di portare l’immagine, statua o dipinto, della Beata Vergine Maria in processione o nelle chiese di un determinato territorio, come patrona del mondo.,

Parole modi di dire

Essere nel mirino: La locuzione “essere nel mirino” esprime un concetto preoccupante, vuol dire essere oggetto di attenta osservazione, essere controllato accuratamente, sorvegliato in modo particolare e minaccioso.
La sua origine nasce dal fatto che il “mirino” è il dispositivo ottico mediante il quale s’inquadra il bersaglio, nel caso di arma da fuoco, o il soggetto da ritrarre, nel caso di macchine fotografiche., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Fuoco di paglia: Il modo di dire “fuoco di paglia” è molto comune nella lingua italiana, indica tutto ciò che apparentemente può sembrare importante, interessante, ma che poi si rivela di scarso valore e di breve durata. Può essere riferito a sentimenti, progetti, idee che iniziano con grande intensità e terminano in brevissimo tempo e in un nonnulla. Più raramente si dice anche di una notizia che si diffonde con grande rapidità.
L’espressione nasce dall’immagine della paglia che s’infiamma impetuosamente ma… che poi si spegne subito., disattivato

Parole e modi di dire

Gallina dalle uova d’oro: Si dice di una persona, una condizione, un’occupazione che è una fonte inesauribile di ricchezza. Il detto deriva da una favola di Esopo che narra di un contadino che un giorno trovò nel suo pollaio un uovo tutto d’oro. Ogni giorno la stessa gallina ne deponeva uno ma il contadino, a un certo punto, non si accontentò più di ricevere un solo uovo al giorno e pensando che la gallina nella pancia avesse una grande quantità di oro la uccise ma riscontrò che dentro era come tutte le altre, così, per l’avidità di arricchirsi, perse anche la possibilità di beneficiare di quanto aveva ricevuto fino a quel giorno. La favoletta insegna che bisogna accontentarsi della fortuna che si presenta senza forzare gli eventi!, disattivato

Parole modi di dire

PAROLE E MODI DI DIRE
Essere sul libro nero: Il modo di dire “essere sul libro nero” è molto comune nella lingua italiana, vuol dire avere una pessima fama, essere disprezzati, sgraditi, malvisti, tenuti in disparte in un determinato ambiente.
L’espressione risale al periodo della Rivoluzione francese, durante il quale, s’indicavano su un registro, con la copertina nera, i nomi delle persone sospette.
In seguito, il sistema di polizia ha adoperato la stessa terminologia per indicare l’elenco dei sospetti, prima di reati politici e più avanti anche di quelli comuni. Di qui l’uso figurato odierno.

PAROLE E MODI DI DIRE

Mettere alla gogna: L’espressione “mettere alla gogna” è usata in senso figurato e vuol dire mortificare, ridicolizzare, deridere qualcuno pubblicamente.
Le origini della locuzione sono da ricercare in epoca medievale, la gogna era uno strumento punitivo per i colpevoli di reato. Inizialmente consisteva in un collare di ferro, ancorato a una colonna o a un palo con una catena, che veniva stretto al collo dei condannati esposti al pubblico ludibrio.
In seguito, la gogna si trasformò in tavole di legno fornite di cerniera che formavano delle fessure attraverso le quali la testa e i vari arti erano incastrati.
Era consuetudine indicare nome, reato e pena su un cartello che veniva poi attaccato al collo del fuorilegge.
Ad ogni modo, la gogna più comune resta quella di portare il prigioniero in piazza, con le mani e piedi legati, esponendolo agli attacchi della folla; molto comune era il lancio dei sassi oltre agli insulti, sputi e percosse., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Zucchero: Con il termine “zucchero” s’identifica qualsiasi composto chimico che appartiene alla categoria di sostanze dolcificanti conosciute con il nome generico di “zuccheri”, della quale fa parte correntemente il saccarosio che si ricava dalla barbabietola nei paesi europei e dalla canna da zucchero nel resto del mondo.
Attraverso un processo, prima di estrazione e in seguito di raffinazione, si ottiene una polvere cristallina bianca finissima, detta appunto “zucchero raffinato” o “zucchero bianco”.
L’etimologia della parola deriva dal sanscrito “sarkara” o “sakkara” che vuol dire “sabbia”. Dal termine sanscrito derivano il greco “saccaron”, l’arabo “sukkar”, il latino “saccharum”. Da queste forme antiche deriva il nome scientifico “saccarosio”. Gli arabi lo chiamavano anche “tabaxir” che voleva dire “succo”., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Far la figura del cioccolataio: Esprime una brutta figura, una pessima impressione. La frase è stata coniata da Carlo Felice di Savoia, sovrano di Piemonte e Sardegna dal 1821 al 1831, in una situazione ben precisa.
Un ricco fabbricante di cioccolato girava per le strade di Torino in una carrozza vistosa a tal punto da essere considerata più lussuosa di quella del re. La cosa mandò su tutte le furie Carlo Felice, il quale esclamò “quando esco in carrozza, non voglio fare la figura di un cioccolataio!”. Da qui l’uso figurato della locuzione., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Perdersi in un bicchier d’acqua: E’ un modo di dire piuttosto comune riferito a chi di fronte a una situazione facilmente risolvibile si blocca e va in panico, in agitazione; chi si lascia naufragare da una condizione di così banale difficoltà da far sembrare la reazione incomprensibile e spropositata.
Fa riferimento al fatto che com’è impossibile annegare in un bicchiere d’acqua, così la situazione che si è presentata è così facilmente risolvibile che è concretamente impossibile e fuori luogo trovarsi in difficoltà.
Un’espressione analoga è “Affogare in un bicchier d’acqua”., disattivato

Parole modi di dire

Raccontare la favola del tordo: Si dice per esortare qualcuno a dar peso, valore, alla sostanza di una cosa e non alla sua apparenza; considerare i fatti e non le parole.
L’espressione fa riferimento a un antico racconto popolare che narra l’aneddoto di un cacciatore, che in una giornata d’inverno, trova le sue reti colme di tordi. Con estrema pazienza li rimuove uno per uno dopo aver schiacciato loro la testa, com’era in uso nella caccia agli uccelli con la rete. Il forte freddo gli fece lacrimare gli occhi e uno dei tordi vedendolo disse agli altri “sta piangendo, ha compassione di noi!”, ma uno di loro replicò “Tu gli guardi gli occhi, guardagli piuttosto le mani!”, disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Essere un acchiappanuvole: Si dice di una persona apparentemente idealista e sognatrice ma in realtà inconcludente, che vagheggia un progetto spesso romantico che poi abbandona alla prima difficoltà. Gli “acchiappanuvole” sono quelli che inseguono un improbabile futuro, che dicono o si dicono che si ha “tempo” per fare una determinata cosa allo scopo di spingere in un angolo la responsabilità di affrontare il proprio avvenire. Deriva dall’immagine di chi rincorre una nuvola cercando inutilmente di acchiapparla., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Aver bevuto l’acqua di Fontebranda: La locuzione “aver bevuto l’acqua di Fontebranda” è utilizzata in modo figurato per esprimere l’essere leggermente folli. Il modo di dire deriva da una leggenda popolare secondo cui l’acqua della fontana di Fontebranda, fontana di Siena che da il nome alla vicina porta, induceva a comportamenti strani, per cui chiunque avesse bevuto la sua acqua sarebbe diventato un po’ pazzerello., disattivato

Perché la fiaba e la favola differiscono?

Derivano ambedue dal latino fabula che a sua volta ha origine dal verbo fari che vuol dire parlare.
Sebbene favole e fiabe abbiano molti punti di contatto, oltre alla comune etimologia, i due generi letterari sono diversi:
i personaggi e gli ambienti delle fiabe (orchi, fate, folletti, ecc.) sono fantastici, mentre quelli delle favole (animali con il linguaggio, i comportamenti e i difetti degli uomini) sono realistici
la favola è accompagnata da una “morale”, ossia un insegnamento relativo a un principio etico o un comportamento, che spesso è formulata esplicitamente alla fine della narrazione; la morale è assente nelle fiabe.
La favola può essere in prosa o in versi. Dal punto di vista della struttura letteraria, la favola presenta elementi di somiglianza con la parabola, nella quale tuttavia non compaiono animali antropomorfi o esseri inanimati.

PAROLE E MODI DI DIRE

Simpòsio: Il termine “simpòsio” deriva dal greco “sympòsion”, la parola è composta da “syn” cioè insieme e da un derivato del termine “pòsis” cioè bevuta. L’accezione letterale del vocabolo è banchetto, convito. Comunemente la parola è utilizzata per indicare un convegno organizzato per consentire a più persone, quali ricercatori e studiosi, di discutere questioni e argomenti di comune interesse. Nell’antica Grecia il simpòsio era una riunione che si svolgeva dopo il pranzo e durante la quale si assisteva a balli e canti, bevendo copiosamente., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Nato sotto una buona stella: La locuzione “nato sotto una buona stella” indica, nel gergo comune, che la persona è fortunata o che un progetto è iniziato bene e che ha buone possibilità di successo. Il modo di dire deriva dall’astrologia secondo cui il destino umano è influenzato dalle connessioni planetarie. Ovviamente per “nascere sotto una cattiva stella” si intende l’inverso e cioè che la persona andrà incontro ad un destino sfavorevole., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

In extremis: L’avverbio latino “in extremis” letteralmente significa “all’ultimo momento”. Attualmente la locuzione è utilizzata, in modo conforme al significato latino, nelle circostanze in cui ci si riduce all’ultimo momento per fare qualche cosa. Per esempio: “ha fatto una nomina in extremis” sta ad indicare che la nomina è stata fatta da una persona la cui autorità sta per scadere., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Madornale: L’aggettivo”madornale” è attualmente utilizzato, in modo figurato, per indicare sinonimi di colossale, spropositato, grossolano, per esempio con l’espressione “errore madornale” viene indicato un errore enorme che probabilmente ha pregiudicato l’evolversi in positivo dell’evento a cui si riferisce. L’utilizzo simbolico dell’aggettivo deriva dal suo significato botanico, infatti, madornali sono i rami più grossi di una pianta che nascono direttamente al centro di un vegetale. Il termine deriva dal latino medievale “maternalis” cioè materno, ma questo significato è ormai totalmente in disuso., disattivato

Parole e modi di dire

Cum grano salis: Il significato letterale della locuzione latina “cum grano salis” è “con un pizzico di sale”. La frase fu usata nella “Naturalis Historia” da Plinio il Vecchio, “addito salis grano” cioè “con l’aggiunta di un granello di sale”, per indicare un antidoto che agiva soltanto se preso con l’aggiunta di un granello di sale. Attualmente la frase è utilizzata in senso metaforico per indicare una notizia o un consiglio da accogliere con riserva, con un pizzico di buon senso., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Sparare a zero: La locuzione “Sparare a zero su qualcuno” è utilizzata in senso metaforico per indicare il criticare, biasimare, attaccare qualcuno con veemenza, spesso anche dicendo falsità. L’espressione ha origini militari, infatti, nel gergo bellico, l’ordine di sparare a zero, nello specifico con alzo zero, indica che il cannone deve essere puntato ad altezza uomo (zero specifica l’angolazione della canna

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PAROLE E MODI DI DIRE

Nemo propheta in patria: La locuzione latina “nemo propheta in patria (sua)” letteralmente vuol dire “nessuno è profeta nella (propria) patria“. La frase è usata per indicare che è più facile avere successo, godere di prestigio, in un ambiente estraneo piuttosto che in un ambiente in cui si è già conosciuti.
L’espressione è tratta dai Vangeli ed è una frase di Gesù, che in visita alla città di Nazareth, rimarca la fredda accoglienza dei suoi conterranei con questa asserzione., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Far vedere i sorci verdi: Il modo di dire “fare vedere i sorci verdi” è utilizzato per suscitare sbalordimento o stupore in senso negativo, cioè principalmente è usato come intimidazione, o come arrogante minaccia di prevaricazione. L’espressione trae origine dallo stemma, tre topini verdi irti sulle zampe superiori, che adottò un reparto speciale dell’aviazione italiana nel 1936. La squadriglia, tra i cui piloti è menzionato anche Bruno Mussolini figlio del dittatore Benito Mussolini, venne utilizzata per competizioni internazionali di tipo sportivo ottenendo buoni risultati, e successivamente anche per missioni belliche. Da una frase di Benito Mussolini, in occasione di una trasvolata Italia Brasile, “Abbiamo fatto vedere i sorci verdi a tutto il mondo”, il modo di dire divenne popolare, ma per il clima bellico del periodo fascista la frase assunse un significato negativo e soprattutto aggressivo., disattivato, Nell’elenco, 52 elementi

PAROLE E MODI DI DIRE

Onomatopea: “Onomatopèa” si riferisce ad una parola o a un gruppo di parole il cui suono ne richiama il significato, esempi sono: tic tac, bau, miao, ecc… Il termine deriva dal greco “onòmatos” cioè nome e “poiêin” fare. Anche in famose poesie è stata utilizzata un’onomatopèa, per esempio nella “Mia sera” di Giovanni Pascoli ricordiamo i versi “Nei campi c’è un breve gre gre di ranelle”., disattivato, Nell’elenco, 48 elementi

Parole e modi di dire

Bicchiere della staffa: Il “bicchiere della staffa” è l’ultimo bicchiere che si beve prima di congedarsi dagli amici. Questa locuzione risale all’Ottocento, quando si era soliti bere l’ultimo bicchiere prima di andare via, quando si era già a cavallo o comunque con il piede nella staffa, pronti per salire. Si dice che era usanza, anche, che il padrone di casa accompagnasse gli ospiti fuori con un bicchiere di vino in mano, proprio per servirgli l’ultimo bicchiere.

Perché si dice ‘calma e gesso’?

L’esclamazione calma e gesso, utilizzata per invitare una persona a riflettere e valutare bene una situazione, per evitare di prendere decisioni affrettate, ha origine dal gioco del biliardo. Infatti, quando un giocatore esperto si appresta ad effettuare un tiro importante o di difficile esecuzione valuta con la massima calma la posizione delle biglie e nel mentre strofina con il gesso la punta della stecca al fine di renderla “uniforme” ed essere sicuro, quindi, di riuscire ad effettuare al meglio il tiro studiato attentamente.

Parole e i modi di dire

Quarto potere: La definizione di Quarto Potere è usata per identificare la stampa ed i Media in riferimento all’influenza ed al potere che hanno sull’opinione pubblica e, quindi, anche sui poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario). Un film di Orson Welles, del 1941, si intitolava proprio Quarto potere e contribuì al diffondersi di questa locuzione (il titolo originale in inglese era “Citizen Kane”).

Parole e modi di dire

Dare il benservito: Dare il benservito vuol dire, ironicamente, mettere alla porta, licenziare, mandare via. Il benservito è il documento con il quale il datore di lavoro accerta le qualità e le caratteristiche di un suo dipendente alla data di cessazione del servizio. In pratica il datore di lavoro dichiara di essere stato “ben servito”, appunto. Oggi, per estensione, la locuzione identifica l’atto di mandar via, licenziare o allontanare qualcuno.

PAROLE E MODI DI DIRE

Salvare capra e cavoli: E’ un modo di dire che si riferisce al riuscire ad accontentare gli interessi di due soggetti in una disputa o a conciliare esigenze diverse. Questo modo di dire ha origine da un noto giochino di logica in cui ci si pone il problema di trasportare da un lato all’altro di un fiume un lupo, una capra e dei cavoli con una zattera che non può trasportare più di una cosa contemporaneamente. Per risolvere il gioco bisogna decidere cosa traghettare prima e in che modo, considerando che il lupo, in quanto carnivoro, non mangia i cavoli e che la presenza del barcaiolo garantisce che lupo e capra non mangino alcunché. In pratica la soluzione del gioco è proprio quella che “salva capra e cavoli”, da qui deriva l’uso della locuzione nel gergo comune., disattivato

Bambini scalzi: quali sono i benefici?

Bambini scalzi: quali sono i benefici? Appena nati, ai bambini vengono messe delle scarpette o altri tipi di calzature per proteggerli dagli oggetti appuntiti, dai germi, dalla sporcizia e da qualunque altra minaccia esterna. Nonostante la preoccupazione dei genitori sia valida, l’uso costante delle calzature può essere controproducente. Fino agli 8 o i 9 mesi di età, i neonati hanno una maggiore sensibilità nella pianta dei piedi rispetto ai palmi delle mani, quindi, accarezzare i piedi influisce direttamente sia nella sensibilità tattile che nello sviluppo neurologico.

Permettere che i bambini siano scalzi in determinati momenti della giornata gli permette di svilupparsi meglio e in modo più sicuro nel contesto in cui vivono. Non si tratta solo di camminare in una postura corretta e mantenendo l’equilibrio: avere una connessione diretta col suolo crea una sicurezza anche emotiva.

I bambini che poggiano il piedino nudo sul pavimento permette anche uno sviluppo fisico ottimale, senza impedimenti. Essere scalzi aiuta a sviluppare un modo di calpestare neutrale, con un corretto uso dei talloni e nelle dita.

Camminare scalzi aiuta a stimolare il sistema nervoso e a sviluppare un senso di consapevolezza del proprio corpo. I piedi hanno molte terminazioni nervose e punti di pressione che trasmettono informazioni al corpo. Inoltre, camminando scalzi, si rinforzano tendini e legamenti

Un altro dei benefici del camminare scalzi è che migliora rapidamente la percezione del bambino riguardo il contesto, e la relazione con esso. Individua e identifica gli oggetti, sviluppando un senso di precauzione di fronte alle possibili minacce.

PAROLE E MODI DI DIRE

Sic transit gloria mundi: “Sic transit gloria mundi” è un’espressione latina, la cui traduzione letterale è “così passa la gloria del mondo”, che in senso lato indica “quanto sono effimere le cose del mondo”. La locuzione si riferisce alla caducità delle vita ed è tratta dall’opera “Imitatio Christi” ed era pronunciata dai nuovi Papi subito dopo la loro nomina a promemoria della “temporaneità” del loro mandato. La frase si trova anche nei cimiteri, all’ingresso (a ricordare che le “cose terrene” passano, mentre quelle spirituali sono il lascito per coloro che restano) o su lapidi dei personaggi che in vita sono stati celebri (per indicare che “le cose terrene”, come la celebrità, non sono eterne, bensì passano)., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Andare a braccio: L’espressione “andare a braccio” si usa per riferirsi ad un’azione, un discorso, fatti in maniera approssimativa, non organizzati. Un discorso a braccio è un discorso non preparato, improvvisato. Il modo di dire trae origine dal “braccio”, un’antica unità di misura lineare pari a circa 60 cm. L’approssimazione di questa unità di misura rendeva le misurazioni non precise. Da qui il motivo per cui ”andare a braccio” si usa per indicare un discorso o un’azione svolta in maniera non precisa, approssimativa., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Capro espiatorio: L’espressione viene usata per indicare una persona (o anche un gruppo di persone) che viene ritenuta l’unico responsabile di qualcosa e che ne paga tutte le conseguenze, quando in realtà non è responsabile dell’accaduto, o comunque non ne è l’unico. Spesso si cerca un capro espiatorio, al fine di salvaguardare i veri colpevoli. L’espressione nasce dall’usanza degli ebrei di sacrificare un capro per chiedere perdono a Dio per i propri peccati, quindi il capro era un innocente che veniva sacrificato per i peccati altrui., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Spezzare una lancia: Indica il parlare a favore di qualcuno, prendere le sue parti. E’ un’espressione che nasce nel Medioevo, quando i cavalieri si battevano in duello per difendere l’onore di qualcuno (ad esempio una dama, un sovrano) o a supporto di una causa. Le lance erano di legno ed erano costruite in modo tale da spezzarsi all’urto, per evitare che il cavaliere fosse disarcionato. Da qui l’espressione spezzare una lancia in favore di qualcuno., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Crumiro: Con il termine “crumiro” s’intende indicare, in senso dispregiativo, un lavoratore che non aderisce allo sciopero e si reca al lavoro ugualmente o accetta di lavorare sostituendo chi sciopera, a prescindere da quanto stabilito dai sindacati che sostengono i diritti dei lavoratori. Quest’atteggiamento è malvisto dai lavoratori che partecipano allo sciopero, in quanto rischia di far perdere l’efficacia dello stesso, mettendo in pericolo la riuscita delle rivendicazioni sindacali avanzate dai lavoratori. La parola “crumiro” deriva dal francese “kroumir”, e quest’ultimo dall’arabo “Khrumir”, nome degli abitanti della regione tunisina della Crumiria, noti soprattutto per le loro scorrerie. E’ molto probabile che il vocabolo sia stato usato per la prima volta, in Francia in segno di disdegno nei confronti degli operai che accettarono di lavorare a dispetto dell’ordine di sciopero. In Italia, compare solo dagli anni Cinquanta., disattivato

PAROLE E MODI DI DIRE

Alias: E’ un avverbio e vuol dire “altrimenti detto”, deriva dal latino alius (maschile), alia (femminile), aliud (neutro) che significa “altro”. Può essere adoperato per introdurre uno pseudonimo, un nome diverso che sostituisce l’originale, come per esempio un nome d’arte (“Carlo Pedersoli, alias Bud Spencer”). Nella cronaca giornalistica, è utilizzato nella maggior parte dei casi per segnalare il nome fasullo adottato da un malfattore o il soprannome con cui è conosciuto., disattivato

modo di dire Canto del cigno

Canto del cigno

Canto del cigno è un modo di dire usato per riferirsi all’ultima espressione degna di nota di una carriera, professionale o artistica, prossima al termine; può essere indicata in tal modo anche un’opera di valore particolare che, implicitamente, riveli un inaspettato quanto inequivocabile addio alle scene.

Per estensione si usa anche per indicare in genere l’ultimo segno di vitalità.

Origini

Incisione sulla copertina della raccolta Olandese di canti e musiche del 1655 “Den singende swaen”[1] di Willem de Swaen, opera di Reinier van Persijn[2]
Si suppone che l’espressione derivi dall’antica credenza che i cigni, all’approssimarsi della morte, anziché spegnersi tristemente, si cimentassero in canti ancor più belli di quelli mai profusi prima; infatti secondo Platone:
– Gli uomini mentono anche sui cigni e sostengono che essi, prima di morire, cantino per il dolore.
– Ma nessun altro uccello se ha fame, freddo o altro inconveniente esprime col canto la sua sofferenza.
– I cigni, sacri ad Apollo, al termine dei loro giorni, prevedendo il bene che troveranno nel ricongiungersi al loro dio, si rallegrano. Allo stesso modo Socrate, compagno di servitù dei cigni e non meno di essi indovino, gioisce. Egli è certo che, nel momento in cui la sua anima si sarà liberata dalle catene del corpo, potrà finalmente ritornare alla vera luce.
(Libera interpretazione da: Platone, Fedone 85 a-b[3])
In ragione di ciò, è ipotizzabile che i cigni a cui si riferiva Platone fossero Cygnus cygnus (che in tempi passati veniva anche detto “cigno musico”), o altri comunque canori tra le specie di cigno allora presenti nell’area mediterranea, con probabile esclusione del solo Cygnus olor che normalmente non vocalizza affatto, e in relazione a ciò è anzi soprannominato “cigno muto”.

Il canto del cigno in musica
Durante tutto il Rinascimento, svariati madrigalisti si servirono dell’allegoria del canto del cigno per analizzare la condizione umana, e ben presto tale aneddoto divenne a tutti gli effetti un topos; il musicista fiammingo Jacques Arcadelt compose il madrigale Il bianco e dolce cigno, che godrà d’immensa fama durante tutto il XVI secolo. Analogamente, nel 1612, il compositore e organista inglese Orlando Gibbons pubblicò il suo celebre The Silver Swan, incluso nel First Set of Madrigals and Motets of 5 parts.

La leggenda del canto del cigno ispirò anche il musicista viennese Franz Schubert, il quale nel 1828 compose una raccolta di quattordici Lieder, nota appunto come Schwanengesang (D 957). Ironia della sorte, lo Schwanengesang si rivelò profetico per Schubert, il quale nello stesso anno venne colto da febbre tifoide a Eisenstadt, durante una visita alla tomba di Franz Joseph Haydn, e morì il 19 novembre.