Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 11,55-57.12,1-11

Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andarono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e stando nel tempio dicevano tra di loro: «Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?». Intanto i sommi sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunziasse, perché essi potessero prenderlo. Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 7,1-13

Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame – quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E aggiungeva: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece andate dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Il vangelo del giorno

Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me». Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire. Allora la folla gli rispose: «Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come dunque tu dici che il Figlio dell’uomo deve essere elevato? Chi è questo Figlio dell’uomo?». Gesù allora disse loro: «Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce». Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro.

Vangelo 20 gennaio 2019

Gesù si mise a parlare loro in parabole: «Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano. A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna. Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote. Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti. Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio! Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l’erede; su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra. E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri. Non avete forse letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri»? Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.

erbe aromatiche

Erbe aromatiche: con quali cibi abbinarle

Le erbe aromatiche, come anche le spezie, rappresentano una vera risorsa in cucina per insaporire, condire, profumare e letteralmente aromatizzare pietanze di tutti i tipi. Sono un ingrediente naturale e del tutto salutare, usato molto spesso in alternativa al sale da chi non può abusarne, perché segue una dieta ipocalorica o semplicemente per evitare di andare incontro a patologie legate all’ipertensione.

 

Per ciascuna erba, anche se tipica della cucina mediterranea e presente nella maggior parte delle tavole, esistono alcune categorie di alimenti che si accompagnano in modo ottimale, cibi il cui sapore viene appunto esaltato dalla presenza di un aroma inconfondibile.
Per effettuare gli abbinamenti giusti, evitando di rovinare i sapori e soprattutto per trasformare anche un piatto povero e tradizionale in una pietanza ricercata, è bene conoscere le caratteristiche delle erbe aromatiche più utilizzate e scoprire gli accostamenti più azzeccati.

Menta

Rinfrescante e digestiva, la menta fresca o essiccata si sposa perfettamente con svariati piatti, dolci e bevande compresi: è perfetta per aromatizzare anche una semplice insalata se sono presenti carote, finocchi e patate, per insaporire la zucca e la zucchina, per profumare alcuni tipi di legumi come i ceci e i fagioli. Chi ama i gusti dolci può usare la menta per rendere saporita anche una semplice tazza di cioccolata calda o per rendere digestiva una macedonia di frutta.

Salvia

Dal tradizionale accostamento al burro e alla margarina vegetale per condire i primi piatti fino agli abbinamenti più ricercati, con le verdure come la zucca, gli spinaci, le melanzane e i fagiolini: la salvia è molto versatile e può esaltare anche il gusto di alcuni frutti, come le mele. In unione con il succo di limone può essere usata per realizzare tisane drenanti e digestive.

Lavanda

Nota per il suo colore inconfondibile e per il profumo intenso, la lavanda può essere usata anche in cucina adoperando le foglie essiccate per arricchire numerose pietanze salate, oppure usando i fiori sempre essiccati per profumare dolci e dessert: è importante, tuttavia, dosare al meglio questa erba aromatica per non compromettere la delicatezza dei piatti e disturbare il palato. La lavanda è tra i componenti delle erbe provenzali, insieme al timo, al dragoncello, al rosmarino, alla salvia, menta e maggiorana.
Basilico

Basilico
Trascurando gli abbinamenti più usati e scontati che vedono il basilico affiancare il pomodoro, crudo o cotto in gustose salse, è possibile menzionare alcune associazioni insolite ma molto delicate: questa erba aromatica si sposa bene con molti frutti, tra cui fragole e lamponi, oltre ad abbinarsi perfettamente con il limone e con alcuni tipi di formaggi freschi, tra cui la ricotta.

Alloro

Alloro, pianta
Ottimo per aromatizzare piatti a base di patate e legumi, l’alloro si accompagna bene con molti tipi di verdura, dalle carote al sedano, soprattutto se usato insieme ad alcune spezie come il curry o la curcuma in grado di esaltarne ancora di più il sapore. Questa erba viene spesso usata anche nella preparazione di conserve.

Maggiorana

Maggiorana

Oltre che per aromatizzare piatti di carne, verdure grigliate e formaggi anche stagionati, la maggiorana è spesso adoperata per rendere completi e profumati alcuni tipi di olio e aceto. Molto simile all’origano, può comparire tra gli ingredienti del pane e di alcuni tipi di biscotti salati.
Timo

Timo legato
Bunch of fresh organic thyme on a wooden background via Shutterstock

Molto comune in aggiunta alle verdure al forno, o alle patate, il timo può rappresentare una risorsa anche per profumare una fresca macedonia di frutta: si presta bene a esaltare il sapore di ciliegie, fichi e melone estivo. In ogni caso, l’aggiunta del timo rende tutto più digeribile.

il Vangelo 19 novembre 2018

Lc 18,35-43

35Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada. 36Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. 37Gli risposero: «Passa Gesù il Nazareno!». 38Allora incominciò a gridare: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». 39Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 40Gesù allora si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò: 41«Che vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io riabbia la vista». 42E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». 43Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio. 

Commento
A cura di Casa di Preghiera San Biagio FMA

Che cosa vuoi che io faccia per te? Signore, che io veda di nuovo!
Lc 18, 41

Come vivere questa Parola?
Con quanta gioia e apprensione il cieco sentendo la folla che dice «Passa Gesù il Nazareno» (Lc 18,37) grida la sua insistente e implorante preghiera: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 
Il cieco è consapevole della sua situazione e allo stesso tempo pone la sua fiducia in Gesù: due condizioni per ottenere la guarigione. Non si chiude nella sua tristezza, ma crede alla misericordia di Dio.
Oggi è la Chiesa che annuncia il passaggio di Gesù e a tutti proclama la sua bontà e la sua compassione: Gesù non ci abbandona mai alla miseria, alla malattia, viene sempre in aiuto e ci salva, donandoci occhi nuovi per vedere la realtà e iniziare una nuova vita. 
Così anche noi, come il cieco risanato, possiamo camminare e lodare Dio (cf Lc 18,43), testimoniando le meraviglie delle sue opere.
Signore Gesù apri i miei occhi, perché possa contemplare il tuo amore e i semi di bontà presenti in ogni creatura.
Le parole di uno scrittore moderno
Gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare con il cuore.

Il vangelo del giorno 14 novembre 2018

Lc 17,11-19

11Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. 12Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, 13alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». 14Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. 15Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; 16e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. 17Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: 19«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».

Commento

A cura di Paolo Curtaz

La lebbra è una malattia terribile e devastante, che marcisce il corpo, lo spirito e le relazioni. Dei dieci uno è straniero, nemico, un samaritano. Ma la malattia e il dolore accomunano ogni uomo, senza distinzioni di religione o di etnia.

Essere guariti non significa essere salvati. I nove ingrati sono la perfetta icona di un cristianesimo molto diffuso, che ricorre a Dio come ad un potente guaritore da invocare nei momenti di difficoltà. I nove sono guariti: hanno ottenuto ciò che chiedevano, ma non sono salvati. Rimasti chiusi nella loro parziale e distorta visione di Dio, guariti dalla lebbra sulla pelle, non vedono neppure la lebbra che hanno nel cuore. Il Dio che hanno invocato è il Dio dei rimedi impossibili, non il Tempio in cui abitare, il Potente da corrompere e convincere, non il Dio che, nella guarigione, testimonia che è arrivato il tempo messianico. Che triste idea di Dio hanno questi lebbrosi! Una visione della fede superstiziosa e magica, che accusa Dio delle nostre malattie, che mette Dio alla sbarra, accusandolo. La malattia e la morte ricordano al nostro mondo contemporaneo, perso nel delirio di onnipotenza, che siamo creature fragili, che, come gli alberi e gli uccelli del cielo, viviamo la nostra vita come un soffio, che il nostro corpo è mortale. Davanti alla sofferenza, come i due ladroni sulla croce, possiamo bestemmiare Dio accusandolo di indifferenza. O accorgerci che sta morendo accanto a noi. Cadere nella disperazione. O cadere ai piedi della croce.

Libri di Paolo Curtazi

Il vangelo del giorno 13 novembre 2018

Lc 17,7-10

7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? 8Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? 9Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare». 

Commento
A cura di a cura dei Carmelitani

1) Preghiera

Dio grande e misericordioso,
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura

Dal Vangelo secondo Luca 17,7-10

In quel tempo, Gesù disse: “Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.

3) Riflessione

– Il vangelo di oggi narra la parabola che si trova solo nel vangelo di Luca, senza parallelo negli altri vangeli. La parabola vuole insegnare che la nostra vita deve essere caratterizzata dall’attitudine di servizio. Inizia con tre domande ed alla fine Gesù stesso dà la risposta.

– Luca 17,7-9: Le tre domande di Gesù. Si tratta di tre domande tratte dalla vita di ogni giorno, per cui gli uditori sono spunti a pensare ciascuno alla loro esperienza e dare una risposta a partire da essa. La prima domanda: “Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?” Tutti risponderanno: “No!” Seconda domanda: “Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?” Tutti risponderanno: “Sì! Chiaro!” Terza domanda: “Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?” Tutti risponderanno: “No!” Dal modo in cui Gesù porge le domande, la gente si rende conto verso quale direzione vuole orientare il nostro pensiero. Vuole fare di noi servi gli uni degli altri.

– Luca 17,10: La risposta di Gesù.Alla fine, Gesù stesso trae una conclusione che era già implicita nelle domande: “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. Gesù stesso ci ha dato l’esempio quando ha detto: “Il Figlio dell’uomo non è venuto ad essere servito, ma a servire” (Mc 10,45). Il servizio è un tema che piace a Luca. Il servizio rappresenta il modo in cui i poveri nel tempo di Gesù, gli anawim,aspettavano il Messia: non come un re e messia glorioso, sommo sacerdote o giudice, bensì come il Servo di Yavè, annunciato da Isaia (Is 42,1-9). Maria, la madre di Gesù, disse all’angelo: “Ecco la serva del Signore. Si compia in me secondo la tua parola!” (Lc 1,38). A Nazaret, Gesù si presenta come il Servo, descritto da Isaia (Lc 4,18-19 e Is 61,1-2). Nel battesimo e nella trasfigurazione, fu confermato dal Padre che cita le parole rivolte da Dio al Servo (Lc 3,22; 9,35 e Is 42,1). Ai suoi seguaci Gesù chiede: “Chi vuole essere il primo sia il servo di tutti” (Mt 20,27). Servi inutili! E’ la definizione del cristiano. Paolo parla di ciò ai membri della comunità di Corinto quando scrive: “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere” (1Cor 3,6-7). Paolo e Apollo non sono nulla; solo semplici strumenti, “servi”. Ciò che vale è Dio, solo Lui! (1Cor 3,7).

 Servire ed essere servito. Qui, in questo testo, il servo serve il signore, e non il signore il servo. Ma nell’altro testo di Gesù si dice il contrario: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli. In verità vi dico: si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli” (Lc 12,37). In questo testo, è il Signore che serve il servo, e non il servo il signore. Nel primo testo, Gesù parlava del presente. Nel secondo testo, Gesù sta parlando del futuro. Questo contrasto è un altro modo per dire: trova la vita colui che è disposto a perderla per amore a Gesù e al Vangelo (Mt 10,39; 16,25). Chi serve Dio in questa vita presente, sarà da Dio servito nella vita futura!

4) Per un confronto personale

– Come definisco la mia vita?

– Mi rivolgo le stesse tre domande di Gesù. Vivo forse come un servo inutile?

5) Preghiera finale

Conosce il Signore la vita dei buoni,
la loro eredità durerà per sempre.
Il Signore fa sicuri i passi dell’uomo
e segue con amore il suo cammino.
(Sal 36)

Domenica Vangelo 11 novembre 2018

Diceva loro mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave». 

L’obolo della vedova

41E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. 42Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. 43Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». 

Commento
A cura di Agenzia SIR

Un quadro in tre pannelli. Quello al centro – la vedova – si spiega con quello che lo precede e quello che lo segue. Il primo è il comando di Gesù a guardarsi da persone pericolose e dà le indicazioni per riconoscerle; sono quelli che vogliono distinguersi e mostrarsi al di sopra degli altri, nella sinagoga e nei banchetti: superbi e ingordi, finti anche quando fanno vedere che pregano a lungo. È l’unica volta che Gesù condanna qualcuno, non un peccatore, ma la casta religiosa al potere.

Poi il pannello centrale, la vedova.Gesù è seduto di fronte al tesoro, il vero Dio del tempio e degli scribi. In mezzo alla folla, una vedova povera, il massimo della desolazione, dona tutto quello che possiede per vivere. Gesù denuncia gli scribi che avevano camuffato il vero volto di Dio il quale aveva stabilito che, con le offerte del tempio, bisognava soccorrere le vedove e gli orfani. Qui, dinanzi a Gesù, avviene il contrario: le vedove si riducono in miseria per incrementare il tesoro del tempio. Il terzo pannello è dato dal lamento di Gesù per questa donna che sfocia nella più drammatica delle profezie riguardanti il Tempio di Gerusalemme. Al discepolo che lo invitava ad ammirare quegli edifici, risponde: “Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta”.

Nell’avvicinarsi della Passionegiganteggia la figura di questa piccola donna. È lei a suggerire la via semplice per essere graditi a Dio. Affascina la normalità del gesto con cui mette in pratica il primo comandamento – “Amerai il Signore tuo Dio” – e, al tempo stesso, s’intravvede la sua speranza tutta riposta nel Signore che provvederà a nutrirla. Avendo dato tutto quello che ha per vivere, le resta solo l’amore di Dio.

Gesù, seduto di fronte al tesoro, osserva. È l’immagine escatologica del Signore che siede e giudica. A Lui non sfugge nulla, neppure il bicchiere d’acqua dato con un sorriso. Sembra niente, come quei due spiccioli della vedova; invece “è più di tutti gli altri”.

Vangelo del giorno domenica4novembre2018

Mc 12,28-34

28Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; 30amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi». 32Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; 33amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. 

Commento
“Qual è il primo di tutti i comandamenti? Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele!”.

Mc 12, 28
Come vivere questa Parola?
Gesù non smentisce la tradizione più forte di Israele. L’ASCOLTO rimane anche per lui il primo dei comandamenti. Il Deuteronomio, Geremia, il piccolo resto di Israele hanno vissuto nella fedeltà continua a questo comandamento. In Gesù Dio si fa visibile, lo si può udire, vedere e toccare, tanto che Giovanni l’evangelista nella sua prima lettera, dirà: “1Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita, (…) 3quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi.” Ma non è un ascolto cieco quello che Gesù sollecita. Il suo Vangelo introduce ad un ascolto integrale, un fatto non solo di udito, ma anche di sguardi, di interazioni, conversioni e trasformazioni con la realtà da accogliere, decifrare, interpretare e dialogare. La sua proposta svela una spiritualità nuova, vissuta da uomini e donne che entrano e stanno con tutto loro stessi nelle situazioni della vita. Gesù rompe con la sua incarnazione quel muro che separava ascolto e visione, rende visibile la Parola e armonizza sensi e spirito.
Signore, ti sei fatto uomo perché anche noi diventassimo uomini e perché umanizzassimo la nostra umanità. Aiutaci a vivere con tutto noi stessi il tuo Vangelo.
La voce di un profeta dei nostri tempi
“Il cristiano non è un homo religiosus, ma un uomo semplicemente, così come Gesù era uomo… Si impara a credere solo nel pieno essere-aldiquadella vita. Quando si è completamente rinunciato a fare qualcosa di noi stessi – un santo, un peccatore pentito o un uomo di chiesa (una cosiddetta figura sacerdotale), un giusto o un ingiusto, un malato o un sano -, e questo io chiamo essere-aldiqua, cioè vivere nella pienezza degli impegni, dei problemi, dei successi e degli insuccessi, delle esperienze, delle perplessità – allora ci si getta completamente nelle braccia di Dio, allora non si prendono più sul serio le proprie sofferenze, ma le sofferenze di Dio nel mondo, allora si veglia con Cristo nel Getsemani, e, io credo, questa è fede, questa è metànoia (conversione), e così si diventa uomini,

Commemorazione di tutti i fedeli defunti + VANGELO (Gv 6,37-40)

Commemorazione di tutti i fedeli defunti

+ VANGELO (Gv 6,37-40)

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a Me: colui che viene a Me, Io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal
Cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di Colui che mi ha mandato: che Io non perda nulla di
quanto Egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in Lui abbia
la vita eterna; e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Parola del Signore