Gli errori del cuore,

(Paulo Coelho)
Noi siamo abituati alla vecchia scusa: anche se conosciamo che il nostro cuore sa qual è la decisione migliore da prendere, non seguiamo mai ciò che dice – e, per giustificare la nostra vigliaccheria, ci convinciamo che era in errore. Una bella storia di Gibran illustra fino a dove ci possono portare le limitazioni.
Disse l’Occhio: “Guardate che bella montagna abbiamo sul nostro orizzonte!”. L’Orecchio tentò di udirla, ma non ci riuscì. Allora la Mano disse: “Sto cercando di sentirla, ma non la trovo”. Fu la volta del Naso: “Non c’è nessuna montagna, perché non ne sento l’odore”. E tutti giunsero alla conclusione che l’Occhio era in errore.

chi sono i santi

Chi sono i santi?
Una maestra di una scuola materna aveva portato la sua classe a visitare una chiesa con le figure dei santi sulle vetrate luminose. A scuola il parroco damanda ai bambini: “Chi sono i santi?”. Un bambino risponde: “Sono quelli che fanno passare la luce”.
Stupenda definizione: i santi fanno passare la luce di Dio che continua ad illuminare la terra.

I due lupi

I due lupi
Una sera un uomo anziano confidò al suo giovane nipote la storia di una battaglia che si combatteva all'interno del suo cuore: «Figlio mio, ciò che si combatte dentro di me è una battaglia fra due lupi. Il primo malvagio è pieno di invidia, collera, angoscia, rimorsi, avidità, arroganza, sensi di colpa, orgoglio, sentimenti d'inferiorità, menzogna, superiorità e egocentrismo. Il secondo buono è pieno di pace, amore, disponibilità, serenità bontà gentilezza benevolenza, simpatia generosità compassione verità e fede».
Il bambino un po' disorientato pensò per un minuto e chiese: «Chi è colui che vince?».
Il vecchio rispose semplicemente: «E' colui che nutro».
 
I due lupi

Fiaba indonesiana

Si avvicinava la stagione delle piogge e un uomo molto anziano scavava buchi nel terreno.
“Che cosa stai facendo?” gli chiese il vicino. “Pianto alberi di mango”, gli rispose il vecchio.
“Pensi di riuscire a mangiarne i frutti?”.
“No, io non vivrň abbastanza a lungo per poterne mangiare, ma gli altri sě. L’altro giorno ho pensato che, per tutta la vita, ho gustato manghi piantati da altri. Questo č il mio modo di dimostrare loro la mia riconoscenza”.
L’uomo moderno s’indigna, protesta, si vendica, raramente ringrazia. Eppure tutto quello che abbiamo, lo dobbiamo a qualcuno…

Una storia vera

Qualche anno fa, alle Paraolimpiadi di Seattle, nove atleti, tutti mentalmente o fisicamente disabili erano pronti sulla linea di partenza dei 100 metri.
Allo sparo della pistola, iniziarono la gara, non tutti correndo, ma con la voglia di arrivare e vincere. In tre correvano, un piccolo ragazzino cadde sull’asfalto, fece un paio di capriole e cominciò a piangere.
Gli altri otto sentirono il ragazzino piangere. Rallentarono e guardarono indietro. Si fermarono e tornarono indietro… ciascuno di loro. Una ragazza con la sindrome di Down si sedette accanto a lui e cominciò a baciarlo e a dire: “Adesso stai meglio?” Allora, tutti e nove si abbracciarono e camminarono verso la linea del traguardo.

Tutti nello stadio si alzarono, e gli applausi andarono avanti per parecchi minuti. Persone che erano presenti raccontano ancora la storia.
Perché?
Perché dentro di noi sappiamo che: la cosa importante nella vita va oltre il vincere per se stessi. La cosa importante in questa vita è aiutare gli altri a vincere, anche se comporta rallentare e cambiare la nostra corsa. “Una candela non ci perde niente nell’accendere un’altra candela”.

Solo il tempo

C’era una volta un’isola, dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini: il Buon Umore, la Tristezza, il Sapere, così come tutti gli altri, incluso l’Amore.

Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l’isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono, solo l’Amore volle aspettare fino all’ultimo momento. Quando l’isola fu sul punto di sprofondare, l’Amore decise di chiedere aiuto.

La Ricchezza passò vicino all’Amore su una barca lussuosissima e l’Amore le disse: “Ricchezza, mi puoi portare con te?”
“Non posso c’é molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te.”

L’Amore allora decise di chiedere all’Orgoglio che stava passando su un magnifico vascello, “Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?”
“Non ti posso aiutare, Amore…” rispose l’Orgoglio, “qui é tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca”.

Allora l’Amore chiese alla Tristezza che gli passava accanto “Tristezza ti prego, lasciami venire con te”
“Oh Amore” rispose la Tristezza, “sono così triste che ho bisogno di stare da sola”.

Anche il Buon Umore passò di fianco all’Amore, ma era così contento che non sentì che lo stava chiamando.

All’improvviso una voce disse: “Vieni Amore, ti prendo con me”
Era un vecchio che aveva parlato. L’Amore si sentì così riconoscente e pieno di gioia che dimenticò di chiedere il nome al vecchio.

Quando arrivarono sulla terra ferma, il vecchio se ne andò. L’Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al Sapere: “Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?”
“E stato il Tempo” rispose il Sapere.
“Il Tempo?” si interrogò l’Amore, “Perché mai il Tempo mi ha aiutato?”.
Il Sapere pieno di saggezza rispose: “Perché solo il Tempo è capace di comprendere quanto l’Amore sia importante nella vita”.

Racconto

Una ragazza stava aspettando il suo volo nella sala d’attesa dell’aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo decisa di comprare un libro da leggere; acquistò anche un pacchetto di biscotti.

Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla, accanto a lei c’era un signore che leggeva il giornale. Iniziò a leggere il suo libro e quando prese il primo biscotto anche il signore ne prese uno: lei si sentì stupita e irritata, ma continuò a leggere il suo libro, pensando “Ma tu guarda questo maleducato, se solo avessi un po’ più di coraggio gli direi il fatto suo!”.

Così, ogni volta che lei prendeva un biscotto, l’uomo accanto con perfetta disinvoltura ne prendeva uno anche lui. Continuarono così finché rimase un solo biscotto e la ragazza pensò: “Ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!”.

L’uomo prese l’ultimo biscotto e lo divise a metà.
“Questo è troppo” penso lei e sbuffò indignata, prese le sue cose e se ne andò.

Quando si sentì un po’ meglio e la rabbia fu sbollita, si sedette da un’altra parte e ripose il libro nella borsa… accorgendosi che il suo pacchetto di biscotti era ancora lì tutto intero! Sentì tanta vergogna e comprese che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quel signore che aveva diviso con lei i biscotti senza indignarsi, mentre lei si era sentita offesa e ferita nell’orgoglio.

Tre figli

Tre donne andarono alla fontana per attingere acqua. Presso la fontana, su una panca di pietra, sedeva un uomo anziano che le osservava in silenzio ed ascoltava i loro discorsi.

Le donne lodavano i rispettivi figli.

“Mio figlio”, diceva la prima, “è così svelto ed agile che nessuno gli sta alla pari”.
“Mio figlio”, sosteneva la seconda, “canta come un usignolo. Non c’è nessuno al mondo che possa vantare una voce bella come la sua”.
“E tu, che cosa dici di tuo figlio?”, chiesero alla terza, che rimaneva in silenzio.
“Non so che cosa dire di mio figlio”, rispose la donna. “E’ un bravo ragazzo, come ce ne sono tanti. Non sa fare niente di speciale…”.

Quando le anfore furono piene, le tre donne ripresero la via di casa. Il vecchio le seguì per un pezzo di strada. Le anfore erano pesanti, le braccia delle donne stentavano a reggerle.
Ad un certo punto si fermarono per far riposare le povere schiene doloranti. Vennero loro incontro tre giovani.

Il primo improvvisò uno spettacolo: appoggiava le mani a terra e faceva la ruota con i piedi per aria, poi inanellava un salto mortale dopo l’altro.
Le donne lo guardavano estasiate: “Che giovane abile!”.
Il secondo giovane intonò una canzone. Aveva una voce splendida che ricamava armonie nell’aria come un usignolo.
Le donne lo ascoltavano con le lacrime agli occhi: “E un angelo!”.
Il terzo giovane si diresse verso sua madre, prese la pesante anfora e si mise a portarla, camminando accanto a lei.

Le donne si rivolsero al vecchio: “Allora che cosa dici dei nostri figli?”.

“Figli?”, esclamò meravigliato il vecchio. “Io ho visto un figlio solo!”.

L’eco della vita

L’eco della vita

Padre e figlio stanno passeggiando nella foresta. A un certo punto, il bambino inciampa e cade.

Il forte dolore lo fa gridare: “Ahhhhh!”.
Con sua massima sorpresa, ode una voce tornare dalla montagna: “Ahhhhh!”.
Pieno di curiosità, grida: “Chi sei?” – ma l’unica risposta che riceve è: “Chi sei?”.
Questo lo fa arrabbiare, così grida: “Sei solo un codardo!” – e la voce risponde: “Sei solo un codardo!”.

Perplesso, guarda suo padre e gli chiede cosa stesse succedendo.
E il padre gli risponde: “Stà a vedere!”, e poi urla: “Ti voglio bene!” – e la voce gli risponde: “Ti voglio bene!”. Poi urla “Sei fantastico!” – e la
voce risponde: “Sei fantastico!”.
Il bambino era sorpreso, ma ancora non riusciva a capire cosa stesse succedendo.

Così suo padre gli spiegò: “La gente lo chiama eco, ma in verità si tratta della vita stessa. La vita ti ridà sempre ciò che tu le dai: è uno specchio
delle tue proprie azioni. Vuoi amore? Dalle amore! Vuoi più gentilezza? Dalle più gentilezza. Vuoi comprensione e rispetto? Offrili tu stesso. Se desideri
che la gente sia paziente e rispettosa nei tuoi confronti, sii tu per primo paziente e rispettoso. Ricorda, figlio mio: questa legge di natura si applica
a ogni aspetto delle nostre vite”.

Nel bene e nel male, si riceve sempre ciò che si dà: ciò che ci accade non sono buona o cattiva sorte, bensì lo specchio delle nostre azioni.

VERGINE

Attivita’ mentale sollecitata da Luna in Ariete, risveglia lo spirito ottimista e guerriero, nel lavoro. In concreto mancano appoggi e occasioni valide, siate piu’ selettivi nelle ricerche, scelte, sarebbe piu’ saggio aspettare il Sole in Capricorno, tra pochi giorni. In amore non fatevi desiderare troppo, ogni attimo e’ quello giusto. Sorpresa: corteggiamento. Nuovo annuncio di Venere per le coppie sposate.

La pietra e la farfalla

La pietra e la farfalla

Un giorno, in un bosco di montagna, una farfalla meravigliosa svolazzando tra un fiore e l’altro, si posò su di un fiore nato vicino ad una pietra. La

pietra vedeva passare ogni giorno quella farfalla e quel giorno, visto che le era così vicina, le disse: “Ciao, che meravigliosi colori che hai e come

è bello vederti svolazzare, io invece sono qui immobile e posso vedere ben poco del mondo e poi3 Punto, ho solo questo colore grigio!”.

La farfalla un po’ vanitosa rispose: “Si, ho dei bellissimi colori, tutti mi ammirano e vado dove voglio. Tu invece sei sempre lì. Ma non ti annoi?”. La

pietra ci pensò un poco e rispose: “No, non mi annoio perché comunque posso vedere le cose belle del mondo che riesco a vedere di qui e ho tanti amici

alberi attorno a me, però mi sento un po’ male se penso che non posso andare dove vorrei, come te”.

A quel sentire, un faggio maestoso che aveva ascoltato tutto intervenne e disse: “Cara mia vecchia amica pietra, se tu non fossi qui, io come altri alberi

e altra vegetazione attorno a te non potremmo vivere perché le nostre radici sono affondate nel terreno e si abbracciano con forza a te per sostenerci.

Tu che sembri una piccola pietra sei invece maestosa e imponente ed è proprio perché sei lì da secoli immobile che hai permesso a noi alberi attorno a

te di crescere stabili. E’ vero quindi che non hai i colori della farfalla ma la tua bellezza sta nell’essere roccia.

Tu invece cara piccola farfalla, è vero che sei splendida con i tuoi colori ed è bello vederti volare quei pochi giorni della tua vita, ma non potresti

esistere se non ci fosse questa vegetazione che abbraccia le proprie radici a rocce maestose come questa che sembra una piccola pietra, ma non lo è”.

Da quel giorno, la farfalla andò a trovare ogni giorno la pietra per raccontargli del creato che l ei vedeva, e quando la farfalla fu sul punto di morire

la pietra le disse: “Cara amica mia ti ricorderò per sempre perché, anche se pochi giorni, hai rinunciato a svolazzare un po’ del tuo tempo per raccontarmi

le cose belle del mondo che io da qui non posso vedere”.
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Racconto

Quando mia nonna andava a far visita a sua madre, aveva bisogno di tre giorni. Un giorno per viaggiare sul calesse trainato dal cavallo; un giorno per raccontare e apprendere le ultime notizie, un po’ in cucina e un po’ in giardino; il terzo giorno per il viaggio di ritorno.

Quando mia madre andava a far visita a sua madre, aveva bisogno di due giorni. Viaggiava in treno e, se era fortunata con le coincidenze, si fermava la sera del primo giorno, raccontava le ultime novità e il giorno dopo ripartiva.

Quando io faccio visita a mia madre, impiego mezz’ora. Vado in auto e mi fermo giusto una decina di minuti perché i bambini si annoiano e sono sempre in ritardo con le spese al supermercato.

Se un giorno mia figlia mi verrà a far visita, di quanto tempo avrà bisogno?

Racconto

Ai tempi in cui un gelato con sciroppo e frutta costava molto meno, un ragazzo di dieci anni entrò nel bar di un albergo e si sedette a un tavolo. Una cameriera mise un bicchiere di acqua davanti a lui.

“Quanto costa un gelato con sciroppo e frutta?”.

“50 centesimi” replicò la cameriera.

Il ragazzino tirò fuori la mano dalla tasca ed esaminò il numero di monete che aveva.

“Quanto costa una porzione di gelato normale?” s’informò.

Alcune persone stavano cercando un tavolo e la cameriera era un po’ impaziente.

“35 centesimi” disse bruscamente.

Il ragazzino contò ancora le monete. “Prendo il gelato normale” disse.

La cameriera portò il gelato, mise il conto sul tavolo e se ne andò. Il ragazzo finì il gelato, pagò al cassiere e se ne andò. Quando la cameriera ritornò, iniziò a pulire il tavolo e rimase di stucco per quello che vide. Accanto al piatto vuoto, messi ordinatamente, c’erano 15 centesimi, la sua mancia.

Racconto di Bruno ferrero

Ai tempi in cui un gelato con sciroppo e frutta costava molto meno, un ragazzo di dieci anni entrò nel bar di un albergo e si sedette a un tavolo. Una cameriera mise un bicchiere di acqua davanti a lui.

“Quanto costa un gelato con sciroppo e frutta?”.

“50 centesimi” replicò la cameriera.

Il ragazzino tirò fuori la mano dalla tasca ed esaminò il numero di monete che aveva.

“Quanto costa una porzione di gelato normale?” s’informò.

Alcune persone stavano cercando un tavolo e la cameriera era un po’ impaziente.

“35 centesimi” disse bruscamente.

Il ragazzino contò ancora le monete. “Prendo il gelato normale” disse.

La cameriera portò il gelato, mise il conto sul tavolo e se ne andò. Il ragazzo finì il gelato, pagò al cassiere e se ne andò. Quando la cameriera ritornò, iniziò a pulire il tavolo e rimase di stucco per quello che vide. Accanto al piatto vuoto, messi ordinatamente, c’erano 15 centesimi, la sua mancia.

racconto

Il professore

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti alcuni oggetti, quando la classe incominciò a zittirsi prese un grande barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf,chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era.

Il professore allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel barattolo di maionese, lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti tra le palline da golf.
Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi concordarono che lo era.

Il professore prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò aggiungendola nel barattolo, ovviamente la sabbia si sparse ovunque all’interno.
Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime “si”.

Il professore estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e aggiunse il loro intero contenuto nel barattolo andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia; gli studenti risero.

“Ora”, disse il professore non appena la risata si fu placata, voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita:

• le palle da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni, le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto, e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena .

• i sassolini sono le altre cose che hanno importanza come il vostro lavoro, la casa, la macchina…

• La sabbia è tutto il resto, le piccole cose.

Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf, lo stesso vale per la vita, se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose non avrete più spazio per le cose che sono importanti per voi.

Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità; giocate con i vostri bambini,
godetevi la famiglia e genitori fin che ci sono…. portate il vostro compagno/a fuori a cena… e non solo nelle occasioni importanti ! Dedicatevi a ciò che amate e alle passioni tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti.

Prendetevi cura per prima delle palle da golf, le cose che contano davvero.

Fissate le priorità… il resto è solo sabbia.”

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino.

Il professore sorrise: “Sono felice che tu l’abbia chiesto, serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico”.

racconto

Ragazzino

Un ragazzino il cui vicino, un signore di più di ottant’anni, era da poco rimasto vedovo. Notando il vecchietto nel suo giardino, in lacrime, il ragazzo aveva scavalcato lo steccato, gli si era messo sulle ginocchia e vi era rimasto per lungo tempo.

Una volta tornato a casa, la madre gli chiese che cosa avevwaaw detto a quel pover’uomo.
“Niente,” rispose il bambino. “Lui aveva perduto sua moglie, e questo doveva essere un grande dispiacere. Io sono andato solo ad aiutarlo a piangere.”

Il miglior amico è colui col quale puoi stare seduto in riva al mare, passeggiare sulla spiaggia, senza dire una parola, e quando vai via senti come se è stata la miglior conversazione mai avuta.

racconto

“Due Ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare.

Li vide una Nuvola, che mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.

Li vide una Tempesta, che mossa a compassione, urlò dal dolore ed agitò i loro rami.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.

Li vide una Montagna, che mossa a compassione, tremò dal dolore ed agitò i loro tronchi.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.

Nuvola, Tempesta e Montagna ignoravano, che sotto la terra, le radici dei Ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo.”

racconto

La favola della felce e del bambù
Ogni giorno facciamo un sacco di cose per un’unica ragione: vivere felici. Molte volte, però, accade che qualcosa cambia le regole del gioco e finiamo per confondere la felicità con il successo.

Vogliamo che le nostre azioni portino ad un risultato e lo vogliamo subito. Se questo non succede, ci sentiamo come se stessimo perdendo tempo e cerchiamo di fare qualcosa di nuovo, perché in qualche modo dobbiamo cercare di raggiungere la nostra vetta.

In quel costante andirivieni cercando di conquistare le nostre mete, finiamo per essere doppiamente angosciati: non raggiungiamo gli obiettivi che ci proproniamo e, ciò che è anche peggio, non siamo felici.
Per questo, nei momenti in cui senti che nulla di quello che fai sta dando i suoi frutti, quando ti sembra che la vita sia solo in salita, o quando stai pensando di rinunciare a tutto, perché credi che non abbia alcun senso continuare, ricorda la favola della felce e del bambù:

C’era una volta un falegname che sembrava aver ottenuto tutto ciò che voleva dalla vita. Aveva una propria falegnameria, una moglie che amava e due figli meravigliosi. Tuttavia, un giorno cominciò a ricevere meno ordini di lavoro e, per questo, cominciò ad avere dei problemi economici in casa.
L’uomo voleva prendersi cura del proprio lavoro e per farlo cercò diversi modi per portare avanti la propria falegnameria, ma nessuno di questi dava dei buoni risultati. I problemi economici cominciarono a generare problemi con sua moglie ed i bambini, nel vedere i propri genitori tristi ed arrabbiati, iniziarono ad avere delle difficoltà a scuola.

Il falegname si sentiva scoraggiato: nulla di ciò che faceva sembrava avere un senso, anzi, le cose andavano sempre peggio. Un giorno, quando era proprio sul punto di gettare la spugna, decise di andare nel bosco a far visita ad un vecchio saggio.

Stava camminando nel bosco da più di un’ora, quando, ad un certo punto, incontrò l’anziano. L’uomo possedeva una casa umile e quando vide il falegname lo invitò ad entrare per prendersi un tè. Notò subito la preoccupazione negli occhi del proprio ospite e gli chiese cosa stesse accadendo. Così, il falegname raccontò le proprie disavventure, mentre l’anziano lo ascoltava serenamente e con attenzione.

Quando finirono di prendere il tè, l’anziano invitò il falegname a seguirlo nello splendido appezzamento di terreno che si trovava sul retro della casa. Lì c’erano una pianta di felce ed una di bambù circondate da dozzine di altri alberi. L’anziano chiese all’uomo di osservare entrambe le piante e gli disse che doveva raccontagli una storia.
“Otto anni fa comprai alcuni semi e, lo stesso giorno, piantai sia la felce che il bambù. Volevo che tutte e due crescessero nel mio giardino, perché le ritengo molto confortanti. Mi sono impegnato molto per prendermene cura ed ho sempre trattato entrambe come se fossero un tesoro.

Poco tempo dopo vidi che la felce ed il bambù rispondevano in modo diverso alle mie cure. La felce iniziò a fiorire ed in pochi mesi diventò una pianta maestosa che riempiva tutto il giardino con la propria presenza. Il bambù, al contrario, non dava il minimo cenno di voler spuntare da terra e non dava alcun segno di vita.
Trascorse un anno e la felce continuava a crescere, però il bambù no. Tuttavia, non mi diedi per vinto. Continuai a prendermene cura. Ma, anche così, passò un altro anno ed il mio lavoro non aveva dato alcun frutto. Il bambù non voleva farsi vedere.

Non mi diedi per vinto nemmeno il secondo anno, né il terzo, né il quarto. Quando passarono cinque anni, finalmente, un giorno vidi spuntare dal terreno un timido rametto ed il giorno dopo era molto più grande. In pochi mesi è cresciuto senza sosta ed è diventato una portentosa pianta di bambù alta più di 10 metri. Sai perché ci ha messo così tanto per uscire alla luce?“

Il falegname, dopo aver ascoltato la storia, non sapeva perché il bambù ci avesse messo così tanto per nascere. Allora, l’anziano gli disse:

“Ha tardato cinque anni perché durante tutto questo tempo la pianta ha lavorato per mettere radici. Sapeva che avrebbe dovuto crescere molto e, per questo, sapeva di non poter uscire fino a quando non avrebbe avuto una base solida che le avrebbe permesso di crescere sufficientemente. Capisci?”

Il falegname, solo allora capì che tutte le sue lotte erano destinate a mettere radici. E il fatto che in quel momento non vedesse i frutti del suo lavoro non significava che stesse perdendo tempo, ma che stava diventando più forte.

Prima di salutarlo, l’anziano disse al falegname ancora una cosa:
“Questa storia deve ricordarti che non importa quanto possa tardare qualcosa nel dare i propri frutti. La cosa più importante, in un momento difficile, è quella di non cercare di vedere i risultati a tutti i costi.

Al contrario, è fondamentale lavorare sodo sulle radici. Perché solo grazie ad esse potrai crescere e trasformarti nella miglior versione di te stesso”